Sicurezza e percezione: crimini in calo, ma la paura invece no - Unione Pedemontana Parmense

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Sicurezza e percezione: crimini in calo, ma la paura invece no

Se i reati calano, perché la percezione della sicurezza tra i cittadini non cresce? Questa la domanda delle domande alla quale si è cercato di dare una risposta durante il convegno organizzato da Unione Pedemontana Parmense e FISU (Forum Italiano Sicurezza Urbana) mercoledì 27 novembre al Castello di Felino con il contributo della Regione.

L’evento, intitolato “I fenomeni di criminalità e la percezione”, ha trattato un tema che per gli amministratori e le forze dell’ordine rappresenta un vero grattacapo, con due tra i massimi esperti a livello nazionale: il professor Andrea Di Nicola, docente di Criminologia dell’Università di Trento, e Maria Giuseppina Muratore, primo ricercatore Istat. E a testimoniare quanto l’argomento sia di attualità, al Castello di Felino sono arrivati il prefetto di Parma, Giuseppe Forlani, il questore, Gaetano Bonaccorso, e il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Salsomaggiore Massimiliano Iori. Presenti anche i sindaci dei comuni dell’Unione, il consigliere regionale ed ex prima cittadina di Felino, Barbara Lori, i rappresentanti di diverse polizie locali e i comandanti delle stazioni dei Carabinieri della Pedemontana.

Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’Unione Pedemontana e sindaco di Sala Baganza Aldo Spina. «L’insicurezza si restringe allargando le relazioni personali e il Controllo di vicinato va proprio in questa direzione – ha sottolineato –. Ringrazio la Regione, che in tutti questi anni ha rappresentato un supporto fondamentale, e ringrazio tutti gli uomini che operano con divise diverse nel nostro territorio». Il sindaco di Felino e assessore alla Sicurezza e Protezione Civile, Elisa Leoni, ha affermato come la sensazione del pericolo diventi troppo spesso «una forma di propaganda elettorale trasversale. Noi come amministratori abbiamo il compito di acquisire le informazioni necessarie per dare risposte più efficaci. E la riduzione dei reati sul nostro territorio è un dato tangibile».

I dati della prefettura certificano infatti che tra il 2017 e il 2018 i reati nei comuni dell’Unione sono scesi tra il 13 e il 26 per cento. Nel parmense, l’annus horribilis per i crimini contro il patrimonio è stato il 2014. E proprio a dicembre di quello stesso anno, Forlani arrivò a Parma. «Ci siamo messi a lavorare con più spinta – ha ricordato il Prefetto –. Siamo andati nei comuni per incontrare i sindaci, per ascoltare le loro richieste e dei cittadini che rappresentano». Così è nato il Patto per la Sicurezza firmato nel 2015, che tra le misure necessarie prevedeva l’implementazione dei sistemi di videosorveglianza e del Controllo di Vicinato. Patto che l’Unione ha più che onorato, dando vita ad un sistema di occhi elettronici tecnologicamente all’avanguardia, che entro l’anno conterà quasi 200 telecamere e organizzando il Controllo di Vicinato.

A precedere gli interventi dei relatori, il vicepresidente del FISU e assessore alla Sicurezza di Genova, Stefano Garassino, e il sottosegretario della Regione Emilia-Romagna Giammaria Manghi. Il primo ha illustrato le misure messe in atto a Genova, dai progetti per il recupero delle aree degradate, al potenziamento dell’illuminazione, perché «il buio aiuta chi delinque a nascondersi», e del sistema di videosorveglianza.

Il secondo, ha parlato del ruolo sempre più importante della Polizia Locale, ricordando quanto fatto dalla Regione con la legge per il riordino dei corpi, approvata nel 2018, e il raddoppio delle risorse stanziate per il recupero delle aree degradate, le dotazioni tecnologiche e la “riqualificazione sociale”, «l’animazione degli spazi che i cittadini devono rioccupare. Azioni che hanno contribuito al calo dei reati in Emilia-Romagna».

Moderatore del dibattito, il coordinatore tecnico del FISU Gian Guido Nobili, che ha riproposto al professor DI Nicola la domanda del giorno: come aumentare la percezione di sicurezza? «Occorre utilizzare i dati per supportare le decisioni politiche e migliorare la comunicazione – ha premesso il criminologo –. Tutti i reati in Italia, come i furti in appartamento e negli esercizi commerciali, gli omicidi e le aggressioni, negli ultimi dieci anni hanno registrato una flessione. Tendenza che sembra confermarsi anche nel 2019. La percezione della sicurezza, però, non aumenta. Come mai? La prima ragione è che essere stato vittima induce nuove paure. La seconda è la “vittimizzazione immaginata”: le persone non sono a rischio, ma lo sono perché immaginano di esserlo e sentire parlare di vittimizzazione amplifica le paure. La comunicazione, inoltre, distorce le informazioni e utilizza un registro allarmistico. Il 50 per cento dei telegiornali si regge su notizie ansiogene e in questo l’Italia ha la leadership in Europa. Ci sono poi la disgregazione sociale, il cittadino non ha più fiducia nelle forze dell’ordine e nelle persone che gli vivono a fianco, e il degrado urbano, tema sul quale gli enti locali possono incidere. La migrazione in genere e l’etnicizzazione creano, infine, l’ansia del diverso».

I numeri dell’Istat, ha spiegato Muratore, confermano che «ad aumentare sono le truffe legate ai contratti e quelle informatiche, dovute anche alla crescita dell’e-commerce». Complessivamente, secondo le rilevazioni Istat non c’è stato nemmeno un aumento della percezione dell’insicurezza. L’unico indicatore in aumento è quello delle persone che affermano di avere “molta/abbastanza paura” perché ritengono di trovarsi in una zona a rischio criminalità, passate da poco più del 20 per cento a oltre il 30 per cento. Dato per certi versi sorprendente,a sentirsi più insicuri non sono gli anziani. Quasi il 10 per cento dei ragazzi tra i 14 e i 24 anni, afferma di aver avuto paura negli ultimi tre mesi di subire un reato. Percentuale che scende sotto il 5 per cento tra gli over 65.

Il comandante della Polizia Locale Pedemontana, Franco Dirgani, ha ricordato come nel 2015, quando arrivò a dirigere il Corpo dell’Unione, «alcune zone sembravano dei bancomat e si avvertiva una certa tensione in tema di sicurezza. L’Unione, però, non si è fatta prendere dalla voglia di mettere in campo reazioni contingenti – ha precisato Drigani –. A problemi complessi non servono soluzioni immediate, ma soluzioni altrettanto complesse, che non danno risultati nel brevissimo periodo. La Regione ha avuto una visione coerente e lungimirante e noi abbiamo seguito questo percorso, realizzando un sistema di videosorveglianza all’avanguardia e sviluppando il Controllo di Vicinato. È iniziata una bella collaborazione con i cittadini che hanno anche imparato a conoscersi e ad incontrarsi. I reati sono in calo e grazie alle telecamere abbiamo dato un contributo importante alle forze dell’ordine, nel risolvere crimini, anche efferati, come il duplice omicidio che si era consumato a San Prospero alla fine del 2016». Risultati che, ha sottolineato Drigani, non sono un punto di arrivo, ma un nuovo punto di partenza.    


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