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CANTI E BALLI popolari dalla Bielorussia

Una mini tournée di tre serate con spettacoli di musica e danza. Così la Bielorussia dirà “grazie” ai Comuni dell’Unione Pedemontana e a tutte quelle associazioni, capitanate da Help for Children, che da vent’anni ospitano per un mese i suoi giovani chiamati i “Bambini di Chernobyl”, arrivati oggi alla seconda generazione e costretti a vivere in una terra avvelenata dalle radiazioni che continua a mietere un numero imprecisato di vittime. Mentre l’OMS parla di 9.000 morti, secondo Greenpeace l’incidente al reattore nucleare, accaduto il 26 aprile del 1986, avrebbe infatti provocato su scala mondiale circa 6 milioni di decessi, senza contare le migliaia di persone che ancora oggi si ammalano di cancro alla tiroide e i bambini nati con malformazioni.

A dire “grazie” a suon di musica sarà il gruppo "Slavianskaya dusha" (Anima Slava) di Korma, provincia della regione di Gomel a 100 chilometri da Chernobyl, con balli e canti del folclore bielorusso, russo e ucraino. Il primo spettacolo andrà in scena a Collecchio martedì 25 luglio, in piazza Repubblica alle ore 21. Il giorno dopo, mercoledì 26 alle ore 21, gli “Anima Slava” si esibiranno al Circolo “Il Grappolo” a Vignale di Traversetolo, in via S. Geminiano 2. La tre giorni bielorussa si concluderà giovedì 27 a Sala Baganza, in via Vittorio Emanuele II, sempre alle 21, con uno spettacolo in occasione della serata “Karaoke e Anguria”.

Korma, al confine con la Russia, è una delle zone più colpite dalle radiazioni ed è al centro delle attività svolte dall’Unione Pedemontana Parmense, che nell’ottobre del 2014 ha siglato un patto di amicizia con le province della Regione bielorussa di Gomel per un sostegno sanitario, la creazione di progetti culturali e sociali oltre ai soggiorni nel periodo estivo per i bambini. Soggiorni che hanno l’obiettivo di far trascorrere a questi ragazzi un po’ di tempo in un ambiente sano, consentendogli di scaricare in parte la radioattività accumulata e migliorare le loro condizioni di salute, cercando di impedire, in futuro, l’insorgenza di tumori.  Durante la loro permanenza vengono inoltre sottoposti a cure ed esami clinici e si organizzano tantissime iniziative sostenute da enti, associazioni e privati cittadini. Perché per i “Bambini di Chernobyl”, da sempre, si mobilità l’intera comunità e solamente nella provincia di Parma, dagli anni ’90 ad oggi, sono stati ospitati più di 4.000 ragazzi provenienti da orfanotrofi, istituti o famiglie in difficoltà.

 

 

 

 

 

Pubblicato il venerdì 21 luglio 2017
Aggiornato il mercoledì 26 luglio 2017